I quaderni

by Antonio Schina  

I quaderni dell’Italia antimoderata

I quaderni sono il frutto di un progetto di riscoperta, valorizzazione, documentazione di figure di spicco del secondo dopoguerra, scrittori e pensatori irregolari, espulsi o quasi dallo spazio pubblico intellettuale italiano, che si è pensato di riunire attorno al termine di antimoderati.
Termine che ha necessità di alcune precisazioni: la prima è quella che è stato mutuato da un testo (Massimo Ganci, L’Italia antimoderata. Radicali, repubblicani, socialisti, autonomisti dall’Unità ad oggi, Guanda, Parma 1968, poi Arnaldo Lombardi, Palermo 1996), dedicato all’analisi dei
contrasti tra Destra e Sinistra storica, all’indomani dell’unità di Italia, e ad individuare il peso rilevante del trasformismo e del moderatismo sulla società italiana, fino ad influenzare pezzi anche rilevanti della sinistra di allora.
La seconda è che è stato usato per la prima volta nel volume di Attilio Mangano, L’altra Linea. Fortini, Bosio, Montaldi, Panzieri e la nuova sinistra, Pullano, Catanzaro 1992. Si sarebbero potuti usare altri termini, come non regolare, scomodo, non inquadrato, ma questo è parso il più efficace
per individuare coloro che, a partire dagli anni ’50 e ’60 del ’900, hanno in comune alcuni fondamentali elementi metodologici: “Sono antimoderati coloro che credono e praticano la fedeltà di classe, il primato del soggetto-classe, sul predicato-partito, mai fine e semmai mezzo, la conoscenza concreta attraverso la pratica dell’inchiesta, il lavoro dentro-e-fuori le organizzazioni. Sono antimoderati coloro che provano a realizzare nuove sperimentazioni teoriche e pratiche, fuori da quella che è la posizione consolidata e apparentemente inamovibile del togliattismo, fondata
sulla convinzione che vada privilegiato il cambiamento dei rapporti di produzione, senza porsi l’obiettivo del cambiamento dei modi di produzione. Sono antimoderati coloro che hanno la coscienza e la capacità di opporsi a chi vorrebbe depotenziare sempre e comunque tutte le espressioni di antagonismo e di autonomia dei ceti subalterni, tutte le posizioni di riflessione culturale e politica che non si ritrovano in questa linea di pensiero.”
Come porsi nei confronti degli antimoderati e di quello che pare l’irreversibile processo di dispersione e di definitiva perdita della loro memoria? Certo non ha senso l’atteggiamento nostalgico che tende a rimpiangere i bei tempi andati e le conseguenti belle teste che non ci sono
più. Una prima modalità di approccio muove dalla constatazione dell’attualità di molte intuizioni, riflessioni, proposte non solo di natura teorica ma anche di natura politica. Quando Raniero Panzieri parla del conflitto radicale che è presente nei modi di produzione e
attacca, partendo da questa analisi, produttivismo e sviluppismo dominanti, pone una questione, che percorre, intatta, il nostro tempo. E facendolo da teorico che è, nello stesso tempo, militante politico, assolutamente lontano dai canoni della politica ufficiale del suo e del nostro tempo,
esprime una posizione che, di fronte alla attuale irreversibile crisi della politica, puo’ rappresentare una prospettiva credibile per dare ruolo e senso alla intellettualità diffusa. Militanti politici di base di Danilo Montaldi, riletto oggi, indica l’utilità della inchiesta, come pratica
della conoscenza diretta della realtà, dei luoghi e delle persone in carne ed ossa, non per sentito dire o per immaginato ai propri fini o costruito virtualmente. Oggi che la distanza tra cultura e politica è abissale e l’incultura dimensione essenziale dei professionisti della politica, può servire porre la questione nei termini radicali di Franco Fortini che parla della saldatura necessaria tra teoria e pratica, cultura e politica, non come ”trovata provvisoria” ma come “matrimonio di ragione”. Fino ad arrivare a sostenere che i due termini sono la stessa cosa.
E si potrebbe continuare con molti altri esempi. La seconda modalità riguarda il rapporto con la storia, e conseguentemente con la teoria, che si è sviluppata e compiuta in rapporto con la pratica politica, provando ad uscire dalla alternativa tra “imbalsamazione del passato e sua cancellazione”, come scrive Giovanni De Luna. Gli anni degli antimoderati sono stati quelli dei forti fermenti sociali, dell’impegno politico di intere generazioni, che vi hanno dedicato passione ed altruismo. E’ necessario, nei confronti di questa realtà complessa, contraddittoria certo ma ricca di grandi idealità, mantenere, conservare e far crescere una memoria che non sia semplice ricordo, ma costruzione materiale elaborata nel presente, mezzo per acquisire orientamento critico e consapevole rispetto alla attualità, quindi capacità di analisi per il presente e di progettazione per il  futuro.
Vorremmo, con questi quaderni, che gli antimoderati trovassero il modo di riprendere le strade del mondo, per trasmettere le loro idee e le loro sollecitazioni da usare nel presente a più soggetti possibili.

Antonio Schina


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Antonio Schina (Cittadella, 1951) è stato insegnate di materie letterarie. Per anni redattore del Notiziario del Centro di Documentazione di Pistoia, ha curato per il Centro diverse bibliografie, tra le quali ABCDEcologia. Guida all'ecologia, alle teorie, ai movimenti (1992), Alla base della nostra vita. Una guida bibliografica all'agricoltura (2002, con Beatrice Lumini), entrambi con la prefazione di Giorgio Nebbia e il testo Don Milani, un cattivo maestro degli anni Sessanta o un intellettuale antimoderato? (1993). Con Attilio Mangano ha scritto la seconda edizione de Le culture del Sessantotto. Gli anni sessanta, le riviste, il movimento, Centro di Documentazione-Massari Editore 1998. Ha curato con il regista Manfredi Alessio Urbini la realizzazione di un documentario sulla deportazione dei cittadini di Montelupo fiorentino nei campi di sterminio nazista , Come ladri nella notte (2004) e scritto il testo collegato Lavorare a scuola sulla memoria storica, in M.Carrai, Un paese sotto assedio, Comune di Montelupo fiorentino 2004. Ha curato un testo e un ipertesto sulla realizzazione di un orto biologico e un giardino delle piante officinali nella scuola secondaria di primo grado a Montelupo fiorentino (2010). Ha scritto varie narrazioni a carattere storico, per un manuale per la scuola secondaria di secondo grado, di prossima pubblicazione presso l'editore Palumbo.

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