L’Antimoderatismo

by Attilio Mangano  

Ragioni di una definizione impropria

Il termine “antimoderato” è stato mutuato da un testo che  analizzava i contrasti tra Destra e Sinistra storica all’indomani dell’unità d’Italia e individuava il peso rilevante del trasformismo e del moderatismo sulla società italiana, fino ad influenzare pezzi anche rilevanti  della sinistra di allora. Si riferisce nello specifico  a coloro che a  partire dagli anni ’50-’60 del ’900 hanno in comune alcuni fondamentali  elementi metodologici.
“Sono antimoderati coloro che credono e praticano la fedeltà di classe, il primato del soggetto-classe sul predicato-partito, mai fine e semmai mezzo, conoscenza concreta attraverso la pratica dell’inchiesta, lavoro
dentro-e-fuori le organizzazioni. Sono antimoderati coloro che provano a realizzare nuove sperimentazioni teoriche e pratiche, fuori da quella che è  la posizione consolidata e apparentemente inamovibile del togliattismo, fondata sulla convinzione che vada privilegiato il cambiamento dei rapporti di produzione, senza porsi l’obiettivo del cambiamento dei modi di produzione. Sono antimoderati coloro che hanno la coscienza  e la capacità di opporsi a chi vorrebbe depotenziare sempre e comunque tutte le espressioni di antagonismo e di autonomia dei ceti subalterni, tutte le posizioni di riflessione culturale e politica  che non si ritrovano in questa linea di pensiero.”
Certo proprio per questo riferimento in qualche modo post risorgimentale il termine  va usato con cautele particolari, non è insomma una scelta di richiamo a una sorta di democrazia radicale che anticipa il movimento socialista. Se ne potrebbero usare altri,  come non regolare, scomodo, non inquadrato, ma questo pare il più efficace. Non nel senso di una nostalgia per un’Italia che non c’è ma proprio per tornare a interrogarsi sul mescolarsi delle culture politiche  e sulla loro possibile attualità.
La prima modalità  è quella dell’attualità di molte intuizioni, riflessioni, proposte non solo di natura teorica ma anche di natura politica o anche tali per cui i due termini si fondono indissolubilmente. Servono qui alcuni esempi per spiegare questa considerazione. Quando Raniero Panzieri  parla del conflitto radicale che è presente nei rapporti di produzione e attacca, a partire da questa analisi, produttivismo e sviluppismo dominanti, pone una questione che percorre ancora, intatta, il nostro tempo.
E nella misura in cui lo fa da teorico alto,  che è però nello stesso tempo militante politico di base, esprime una posizione assolutamente lontana dai canoni della politica ufficiale del suo e del nostro tempo. Una posizione che, di fronte alla attuale irreversibile crisi della politica, può essere una prospettiva credibile per dare un ruolo ed un senso alla intellettualità diffusa.
Franco Fortini parlava, con grande vigore, della necessaria saldatura tra teoria e pratica, cultura e politica: “L’unità tra cultura e politica non è una trovata provvisoria, un matrimonio di ragione”.
Fino ad arrivare a sostenere che i due termini sono la stessa cosa. Appunto, sono la stessa cosa ma sono oggi due cose diverse, in un mondo di politica senza cultura  e di cultura senza politica. Ritornare a unire i due poli è il compito di questo sito

Attilio Mangano


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nasce a palermo nel 1945, si laurea in storia con una tesi sul "politecnico di elio vittorini" nel 1967, presso l'universita di palermo. Militante politico fin da giovanissimo, socialista nei primi anni '60, passato poi al psiup nel 1964, esce da questo partito dopo l'invasione della Cecoslovacchia e a Milano si unisce al gruppo di avanguardia operaia, poi in DP. Pubblica "origini della nuova sinistra: le riviste degli anni '60" (1979). Altri suoi saggi escono in libri collettanei: primato della politica e coscienza di classe nella tradizione comunista (1978), all'ombra del togliattismo in fiore: memoria e rottura (1982) lelio basso e il psiup. la scissione e la proposta di partito nuovo (1982). i suoi scritti e ricerche confluiscono nel 1988 nella pubblicazione del volume il senso della possibilita. la sinistra e l'immaginario. gli studi sulla nuova sinistra sfociano a loro volta nella nuova edizione del libro le culture del '68 e le riviste degli anni sessanta (1989) in collaborazione con antonio schina e l'altra linea. fortini, bosio, montaldi, panzieri e la nuova sinistra (1992), cui seguirà le riviste degli anni settanta. gruppi, movimenti e conflitti sociali" (1998). Il libro 1969, l'anno dell'insurrezione (2000) vede la presenza delle categorie dell'immaginario nella ricerca storica. In occasione del quarantennale del 68 partecipa a dibattiti e convegni e pubblica (insieme ad antonio benci e a giorgio lima - del centro di documentazione di pistoia) il volume il sessantotto e finito nella rete. Nell'ultimo anno ha anche ripreso il ruolo di cultore della materia presso l' universita Bicocca di milano in storia e didattica della storia col prof lorenzo strik lievers.

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