Il progetto

Antimoderati: ragioni di una “definizione impropria”


Ragioni di una definizione impropria

Il termine “antimoderato” è stato mutuato da un testo che analizzava i contrasti tra Destra e Sinistra storica all’indomani dell’unità d’Italia e individuava il peso rilevante del trasformismo e del moderatismo sulla società italiana, fino ad influenzare pezzi anche rilevanti della sinistra di allora. Si riferisce nello specifico a coloro che a partire dagli anni ’50-’60 del ’900 hanno in comune alcuni fondamentali elementi metodologici. “Sono antimoderati coloro che credono e praticano la fedeltà di classe, il primato del soggetto-classe sul predicato-partito, mai fine e semmai mezzo, conoscenza concreta attraverso la pratica dell’inchiesta, lavoro dentro-e-fuori le organizzazioni. Sono antimoderati coloro che provano a realizzare nuove sperimentazioni teoriche e pratiche, fuori da quella che è la posizione consolidata e apparentemente inamovibile del togliattismo, fondata sulla convinzione che vada privilegiato il cambiamento dei rapporti di produzione, senza porsi l’obiettivo del cambiamento dei modi di produzione. Sono antimoderati coloro che hanno la coscienza e la capacità di opporsi a chi vorrebbe depotenziare sempre e comunque tutte le espressioni di antagonismo e di autonomia dei ceti subalterni, tutte le posizioni di riflessione culturale e politica che non si ritrovano in questa linea di pensiero.” Certo proprio per questo riferimento in qualche modo post risorgimentale il termine va usato con cautele particolari, non è insomma una scelta di richiamo a una sorta di democrazia radicale che anticipa il movimento socialista. Se ne potrebbero usare altri, come non regolare, scomodo, non inquadrato, ma questo pare il più efficace. Non nel senso di una nostalgia per un’Italia che non c’è ma proprio per tornare a interrogarsi sul mescolarsi delle culture politiche e sulla loro possibile attualità. La prima modalità è quella dell’attualità di molte intuizioni, riflessioni, proposte non solo di natura teorica ma anche di natura politica o anche tali per cui i due termini si fondono indissolubilmente. Servono qui alcuni esempi per spiegare questa considerazione. Quando Raniero Panzieri parla del conflitto radicale che è presente nei rapporti di produzione e attacca, a partire da questa analisi, produttivismo e sviluppismo dominanti, pone una questione che percorre ancora, intatta, il nostro tempo. E nella misura in cui lo fa da teorico alto, che è però nello stesso tempo militante politico di base, esprime una posizione assolutamente lontana dai canoni della politica ufficiale del suo e del nostro tempo. Una posizione che, di fronte alla attuale irreversibile crisi della politica, può essere una prospettiva credibile per dare un ruolo ed un senso alla intellettualità diffusa. Franco Fortini parlava, con grande vigore, della necessaria saldatura tra teoria e pratica, cultura e politica: “L’unità tra cultura e politica non è una trovata provvisoria, un matrimonio di ragione”. Fino ad arrivare a sostenere che i due termini sono la stessa cosa. Appunto, sono la stessa cosa ma sono oggi due cose diverse, in un mondo di politica senza cultura e di cultura senza politica. Ritornare a unire i due poli è il compito di questo sito.

Attilio Mangano


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nasce a palermo nel 1945, si laurea in storia con una tesi sul “politecnico di elio vittorini” nel 1967, presso l’universita di palermo. Militante politico fin da giovanissimo, socialista nei primi anni ’60, passato poi al psiup nel 1964, esce da questo partito dopo l’invasione della Cecoslovacchia e a Milano si unisce al gruppo di avanguardia operaia, poi in DP. Pubblica Origini della nuova sinistra: le riviste degli anni ’60 (1979). Altri suoi saggi escono in libri collettanei: Primato della politica e coscienza di classe nella tradizione comunista (1978), All’ombra del togliattismo in fiore: memoria e rottura (1982) Lelio basso e il psiup. la scissione e la proposta di partito nuovo (1982). I suoi scritti e ricerche confluiscono nel 1988 nella pubblicazione del volume il senso della possibilità. La sinistra e l’immaginario. gli studi sulla nuova sinistra sfociano a loro volta nella nuova edizione del libro Le culture del ’68 e le riviste degli anni sessanta (1989) in collaborazione con Antonio Schina e L’altra linea. Fortini, Bosio, Montaldi, Panzieri e la nuova sinistra (1992), cui seguirà Le riviste degli anni settanta. gruppi, movimenti e conflitti sociali (1998). Il libro 1969, l’anno dell’insurrezione (2000) vede la presenza delle categorie dell’immaginario nella ricerca storica. In occasione del quarantennale del 68 partecipa a dibattiti e convegni e pubblica (insieme ad Antonio Benci e a Giorgio Lima – del Centro di documentazione di Pistoia) il volume Il sessantotto è finito nella rete. Nell’ultimo anno ha anche ripreso il ruolo di cultore della materia presso l’Universita Bicocca di Milano in storia e didattica della storia col prof Lorenzo Strik Lievers.


I quaderni dell’Italia antimoderata

I quaderni sono il frutto di un progetto di riscoperta, valorizzazione, documentazione di figure di spicco del secondo dopoguerra, scrittori e pensatori irregolari, espulsi o quasi dallo spazio pubblico intellettuale italiano, che si è pensato di riunire attorno al termine di antimoderati. Termine che ha necessità di alcune precisazioni: la prima è quella che è stato mutuato da un testo (Massimo Ganci, L’Italia antimoderata. Radicali, repubblicani, socialisti, autonomisti dall’Unità ad oggi, Guanda, Parma 1968, poi Arnaldo Lombardi, Palermo 1996), dedicato all’analisi dei contrasti tra Destra e Sinistra storica, all’indomani dell’unità di Italia, e ad individuare il peso rilevante del trasformismo e del moderatismo sulla società italiana, fino ad influenzare pezzi anche rilevanti della sinistra di allora. La seconda è che è stato usato per la prima volta nel volume di Attilio Mangano, L’altra Linea. Fortini, Bosio, Montaldi, Panzieri e la nuova sinistra, Pullano, Catanzaro 1992. Si sarebbero potuti usare altri termini, come non regolare, scomodo, non inquadrato, ma questo è parso il più efficace per individuare coloro che, a partire dagli anni ’50 e ’60 del ’900, hanno in comune alcuni fondamentali elementi metodologici: “Sono antimoderati coloro che credono e praticano la fedeltà di classe, il primato del soggetto-classe, sul predicato-partito, mai fine e semmai mezzo, la conoscenza concreta attraverso la pratica dell’inchiesta, il lavoro dentro-e-fuori le organizzazioni. Sono antimoderati coloro che provano a realizzare nuove sperimentazioni teoriche e pratiche, fuori da quella che è la posizione consolidata e apparentemente inamovibile del togliattismo, fondata sulla convinzione che vada privilegiato il cambiamento dei rapporti di produzione, senza porsi l’obiettivo del cambiamento dei modi di produzione. Sono antimoderati coloro che hanno la coscienza e la capacità di opporsi a chi vorrebbe depotenziare sempre e comunque tutte le espressioni di antagonismo e di autonomia dei ceti subalterni, tutte le posizioni di riflessione culturale e politica che non si ritrovano in questa linea di pensiero.” Come porsi nei confronti degli antimoderati e di quello che pare l’irreversibile processo di dispersione e di definitiva perdita della loro memoria? Certo non ha senso l’atteggiamento nostalgico che tende a rimpiangere i bei tempi andati e le conseguenti belle teste che non ci sono più. Una prima modalità di approccio muove dalla constatazione dell’attualità di molte intuizioni, riflessioni, proposte non solo di natura teorica ma anche di natura politica. Quando Raniero Panzieri parla del conflitto radicale che è presente nei modi di produzione e attacca, partendo da questa analisi, produttivismo e sviluppismo dominanti, pone una questione, che percorre, intatta, il nostro tempo. E facendolo da teorico che è, nello stesso tempo, militante politico, assolutamente lontano dai canoni della politica ufficiale del suo e del nostro tempo, esprime una posizione che, di fronte alla attuale irreversibile crisi della politica, puo’ rappresentare una prospettiva credibile per dare ruolo e senso alla intellettualità diffusa. Militanti politici di base di Danilo Montaldi, riletto oggi, indica l’utilità della inchiesta, come pratica della conoscenza diretta della realtà, dei luoghi e delle persone in carne ed ossa, non per sentito dire o per immaginato ai propri fini o costruito virtualmente. Oggi che la distanza tra cultura e politica è abissale e l’incultura dimensione essenziale dei professionisti della politica, può servire porre la questione nei termini radicali di Franco Fortini che parla della saldatura necessaria tra teoria e pratica, cultura e politica, non come ”trovata provvisoria” ma come “matrimonio di ragione”. Fino ad arrivare a sostenere che i due termini sono la stessa cosa. E si potrebbe continuare con molti altri esempi. La seconda modalità riguarda il rapporto con la storia, e conseguentemente con la teoria, che si è sviluppata e compiuta in rapporto con la pratica politica, provando ad uscire dalla alternativa tra “imbalsamazione del passato e sua cancellazione”, come scrive Giovanni De Luna. Gli anni degli antimoderati sono stati quelli dei forti fermenti sociali, dell’impegno politico di intere generazioni, che vi hanno dedicato passione ed altruismo. E’ necessario, nei confronti di questa realtà complessa, contraddittoria certo ma ricca di grandi idealità, mantenere, conservare e far crescere una memoria che non sia semplice ricordo, ma costruzione materiale elaborata nel presente, mezzo per acquisire orientamento critico e consapevole rispetto alla attualità, quindi capacità di analisi per il presente e di progettazione per il futuro. Vorremmo, con questi quaderni, che gli antimoderati trovassero il modo di riprendere le strade del mondo, per trasmettere le loro idee e le loro sollecitazioni da usare nel presente a più soggetti possibili.

Antonio Schina


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Antonio Schina (Cittadella, 1951) è stato insegnante di materie letterarie. Per anni redattore del Notiziario del Centro di Documentazione di Pistoia, ha curato per il Centro diverse bibliografie, tra le quali “ABCDEcologia. Guida all’ecologia, alle teorie, ai movimenti” (1992), Alla base della nostra vita. Una guida bibliografica all’agricoltura (2002, con Beatrice Lumini), entrambi con la prefazione di Giorgio Nebbia e il testo Don Milani, un cattivo maestro degli anni Sessanta o un intellettuale antimoderato? (1993). Con Attilio Mangano ha scritto la seconda edizione de Le culture del Sessantotto. Gli anni sessanta, le riviste, il movimento, Centro di Documentazione-Massari Editore 1998. Ha curato con il regista Manfredi Alessio Urbini la realizzazione di un documentario sulla deportazione dei cittadini di Montelupo fiorentino nei campi di sterminio nazista, Come ladri nella notte (2004) e scritto il testo collegato Lavorare a scuola sulla memoria storica, in M. Carrai, Un paese sotto assedio, Comune di Montelupo fiorentino 2004. Ha curato un testo e un ipertesto sulla realizzazione di un orto biologico e un giardino delle piante officinali nella scuola secondaria di primo grado a Montelupo fiorentino (2010). Ha scritto varie narrazioni a carattere storico, per un manuale per la scuola secondaria di secondo grado, di prossima pubblicazione presso l’editore Palumbo.

chi volesse ordinare i libri può scrivere o telefonare al Centro di Documentazione di Pistoia. Il costo di ciascun volume è di 10 €.
Chi volesse ordinare tutti e tre i testi può approfittare dell’offerta lancio pari a 15 € (+ 1,50 € di spese postali).

Franco Toscani – Attilio Mangano, Stefano Merli
Questo libro propone un lungo saggio di Franco Toscani che ripercorre i turning points della vita di studioso e militante di questo piacentino innamorato dell’idea socialista e soprattutto del Partito Socialista “che non c’è”. Diverso il contributo di Mangano che ripercorre le tappe del “caso Merli” come esempio di studioso e insieme militante in grado di mantenere un equilibrio apparentemente inconciliabile tra questi due concetti.
Completa il libro una post-fazione di Andrea Bellucci che mette a fuoco l’attualità di Proletariato di fabbrica e Capitalismo industriale e l’apparato bio-bibliografico curato da Antonio Schina, Direttore editoriale dei Quaderni.
Cesare Pianciola, Raniero Panzieri
il Panzieri ricostruito da Cesare Pianciola mette in evidenza l’interpretazione moderna e calata nella realtà dell’Italia a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 del marxismo. Ne emerge un ritratto completato dalla bibliografia di Antonio Schina, che restituisce al creatore dei “Quaderni rossi” la sua statura e dimensione storica nel cinquantennale dalla scomparsa.
Cesare Bermani, Giovanni Pirelli
Il personaggio che esce da questo volume è in realtà un anti-personaggio, che nella sua versatilità ha contribuito a scrivere delle pagine importanti della storia italiana del secondo dopoguerra: la curatela dei Condannati a morte della Resistenza, le traduzioni dal Terzo mondo, il sostegno ai “Quaderni rossi”. Eppure quello che emerge con maggiore nitidezza in questo quadro è la figura di Giovanni che mostra come la personalità riesce a smarcarsi dall’appartenenza.
Giuseppe Muraca, Luciano Bianciardi.
Il Bianciardi curato da Giuseppe Muraca è il primo Quaderno uscito nel 2011. Intende ripercorrere le fasi salienti dell’autore de La vita agra, non soffermandosi sul suo ruolo di interprete della nuova letteratura italiana degli anni ’60, ma sviluppandone un ritratto completo che prende in considerazione tutte le sfaccettature della propria produzione intellettuale e che ne fanno un testimone attento e rigoroso dell’incrocio dell’Italia con la post-modernità.

Antonio Benci

nato nel 1971 a Treviso, è laureato in Economia e in Storia. Ha pubblicato con Maurizio Lampronti, Spoon River 1968. Antologia corale di voci dai giornali di base (Massari); Giorgio Lima e Attilio Mangano, Il Sessantotto è finito nella rete. Il 1968 “in linea”: articoli, riviste, pubblicazioni e convegni nell’anno del quarantennale (Centro di Documentazione). Ha dato alle stampe Immaginazione senza potere. Il lungo viaggio del Maggio francese in Italia, (Punto Rosso) nel 2011 Negli ultimi anni si è occupato di un progetto di dottorato in storia contemporanea che cerca di delineare le origini dell’idea di solidarietà internazionale in Italia negli anni ’60 del ’900 con particolare riferimento ai rapporti con l’India (culminati con la campagna di raccolta fondi che vide l’Italia impegnarsi contro la carestia del 1966). Dottore di Ricerca presso l’Università Ca’ Foscari è attualmente cultore della materia presso lo stesso ateneo.

Cesare Bermani

Cesare Bermani (Novara, 1937), storico e studioso delle tradizioni popolari italiane, è stato tra i primi ad utilizzare le narrazioni orali nella ricostruzione storica. Ha inoltre curato molti dischi e libri sul canto sociale. Nel 1965 è stato tra i fondatori dell’Istituto Ernesto De Martino. Dal 1974 al 1989 ha fatto parte della redazione della rivista “Primo Maggio”, divenendone direttore responsabile dal febbraio 1981. Tra le sue opere: Pagine di guerriglia. L’esperienza dei garibaldini della Valsesia, Borgosesia, Istituto per la storia della Resistenza e della Società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli, 1995-2000; Il nemico interno. Guerra civile e lotta di classe in Italia (1943-1976), Roma, Odradek 1997; Una storia cantata. 1962-1997. Trentacinque anni di vita del Nuovo Canzoniere Italiano, Milano, Jaka Book/Istituto Ernesto De Martino 1997; Al lavoro nella Germania di Hitler. Racconti e memorie dell’emigrazione economica italiana, 1937-1945, Torino, Bollati Boringhieri 1998; Volare al sabba. Una ricerca sulla stregoneria popolare, Roma, Deriveapprodi 2008; Gramsci, gli intellettuali e la cultura proletaria, Paderno Dugnano, Archivio Primo Moroni/Colibrì 2008, Pane, rose e libertà. Le canzoni che hanno fatto l’Italia, Milano, Rizzoli 2011.

Diego Giachetti

Diego Giachetti, dottore di ricerca in Storia delle società contemporanee, vive a Torino. Collabora a varie riviste e ha pubblicato diversi libri. I più recenti sono: Nessuno ci può giudicare. Gli anni della rivolta al femminile, (Derive Approdi, 2005); Un Sessantotto e tre conflitti. Classe, genere, generazione, (BFS, 2008); Venti dell’est. Il ’68 nei paesi del socialismo reale (Manifestolibri, 2008); Il Sessantotto. Bibliografia ragionata, (Unicopli, 2008), Berlusconi e il berlusconismo, (Arterigere, 2010), Per la giustizia e la libertà. La stampa Gielle nel secondo dopoguerra, (Franco Angeli, 2011), L’autunno caldo (Ediesse, 2013).

Attilio Mangano

nasce a palermo nel 1945, si laurea in storia con una tesi sul “politecnico di elio vittorini” nel 1967, presso l’universita di palermo. Militante politico fin da giovanissimo, socialista nei primi anni ’60, passato poi al psiup nel 1964, esce da questo partito dopo l’invasione della Cecoslovacchia e a Milano si unisce al gruppo di avanguardia operaia, poi in DP. Pubblica “origini della nuova sinistra: le riviste degli anni ’60″ (1979). Altri suoi saggi escono in libri collettanei: primato della politica e coscienza di classe nella tradizione comunista (1978), all’ombra del togliattismo in fiore: memoria e rottura (1982) lelio basso e il psiup. la scissione e la proposta di partito nuovo (1982). i suoi scritti e ricerche confluiscono nel 1988 nella pubblicazione del volume il senso della possibilita. la sinistra e l’immaginario. gli studi sulla nuova sinistra sfociano a loro volta nella nuova edizione del libro le culture del ’68 e le riviste degli anni sessanta (1989) in collaborazione con antonio schina e l’altra linea. fortini, bosio, montaldi, panzieri e la nuova sinistra (1992), cui seguirà le riviste degli anni settanta. gruppi, movimenti e conflitti sociali” (1998). Il libro 1969, l’anno dell’insurrezione (2000) vede la presenza delle categorie dell’immaginario nella ricerca storica. In occasione del quarantennale del 68 partecipa a dibattiti e convegni e pubblica (insieme ad antonio benci e a giorgio lima – del centro di documentazione di pistoia) il volume il sessantotto e finito nella rete. Nell’ultimo anno ha anche ripreso il ruolo di cultore della materia presso l’ universita Bicocca di milano in storia e didattica della storia col prof Lorenzo Strik Lievers.

Giuseppe Muraca

nasce nel 1951 a vena di maida (cz). Nel 1972 aderisce come militante di base a lotta continua. in quel periodo frequenta i corsi e i seminari di giancarlo mazzacurati, michele rak, alberto abruzzese, luigi lombardi satriani, giuseppe galasso e aurelio lepre, fondamentali per la sua formazione umana e culturale. Alla fine del 1974 abbandona lotta continua e diventa un “cane sciolto”. A marzo del 1976 inizia, sotto la guida di mazzacurati, a preparare la tesi sull’opera giovanile di aldo palazzeschi e si reca spesso a firenze per studiare le prime edizioni dei libri del poeta fiorentino. dopo la laurea rimane ancora alcuni mesi a napoli e nella tarda primavera di quell’anno fa ritorno malvolentieri in calabria e nel mese di agosto fonda, insieme a sette amici, radio vena internazionale, che per circa un biennio diventa un importante punto di riferimento per molti giovani del lametino, curando programmi di musica jazz, beat e rock. Si avvicina a democrazia proletaria, ma ben presto abbandona la politica attiva e prosegua con l’attività culturale proseguendo la sua collaborazione a riviste e giornali calabresi. Nel 1990 pubblica il suo primo libro, Da il politecnico a linea d’ombra (Lalli, poggibonsi) e fonda, insieme ai suoi amici librai Carlo e Fernando Pullano, la piccola casa editrice Pullano Editoria, di cui diventa direttore editoriale. questa esperienza entusiasmante dura circa cinque anni. Dopo la fine dell’attivita della casa editrice pullano, continua la sua attività culturale che sfocia nel 2000 con il suo secondo libro, Utopisti ed eretici nella letteratura italiana contemporanea (rubbettino, soveria mannelli). Ha pubblicato nel 2011 il primo quaderno dell’Italia contemporanea Luciano Bianciardi.

Cesare Pianciola

Cesare Pianciola (Torino 1939) si è laureato con Nicola Abbagnano e ha lavorato con Pietro Chiodi come assistente presso la cattedra di Filosofia della storia dell’Università di Torino. Docente di storia e filosofia nella Secondaria superiore fino al 1994 e di Analisi di testi filosofici dal 2001 al 2008 presso la S.I.S. di Torino, ha collaborato con articoli e recensioni a «Rivista di filosofia», «Quaderni piacentini», «Linea d’ombra», «école». Fa parte del comitato editoriale de «L’Indice dei libri del mese» e del consiglio direttivo del Centro studi Piero Gobetti (al quale ha dedicato vari saggi, tra cui Piero Gobetti. Biografia per immagini, Cavallermaggiore, Gribaudo, 2001). Condirettore fino al 2011 del periodico «Laicità», è vicepresidente del Centro di Documentazione Ricerca e Studi sulla Cultura Laica “Piero Calamandrei”. Ha studiato Marx (Il pensiero di Karl Marx. Una antologia dagli scritti, Torino, Loescher, 1971; Teoria marxiana, in Il mondo contemporaneo. IV. Storia d’Europa, Firenze, La Nuova Italia, 1981) e con Franco Sbarberi ha curato e introdotto la raccolta di inediti di N. Bobbio, Scritti su Marx. Dialettica, stato, società civile, Roma, Donzelli, 2014. Ha scritto su Hannah Arendt (La politica ridefinita di Hannah Arendt, «Linea d’ombra», n. 8, 1986; Hannah Arendt, in B. Bongiovanni – L. Guerci, L’albero della rivoluzione. Le interpretazioni della Rivoluzione francese, Torino, Einaudi, 1989) e sulla filosofia contemporanea italiana e francese (Filosofia e politica nel pensiero francese del dopoguerra, Torino, Loescher, 1979; Il singolo e la persona. Discussioni sull’esistenzialismo nella cultura filosofica italiana, «Parolechiave», n. 10-11, 1996; Chiodi e Sartre, «Rivista di filosofia», n. 3, 2001; Totalitarismo e democrazia in Claude Lefort, nel volume a cura di F. Sbarberi La forza dei bisogni e le ragioni della libertà. Il comunismo nella riflessione liberale e democratica del Novecento, Reggio Emilia, Diabasis, 2008). Il saggio qui pubblicato fa seguito al ricordo su Panzieri nel volume a cura di P. Ferrero, Raniero Panzieri. Un uomo di frontiera, Milano-Roma, Edizioni Puntorosso/Carta, 2005.

Antonio Schina

Antonio Schina (Cittadella, 1951) è stato insegnate di materie letterarie. Per anni redattore del Notiziario del Centro di Documentazione di Pistoia, ha curato per il Centro diverse bibliografie, tra le quali ABCDEcologia. Guida all’ecologia, alle teorie, ai movimenti (1992), Alla base della nostra vita. Una guida bibliografica all’agricoltura (2002, con Beatrice Lumini), entrambi con la prefazione di Giorgio Nebbia e il testo Don Milani, un cattivo maestro degli anni Sessanta o un intellettuale antimoderato? (1993). Con Attilio Mangano ha scritto la seconda edizione de Le culture del Sessantotto. Gli anni sessanta, le riviste, il movimento, Centro di Documentazione-Massari Editore 1998. Ha curato con il regista Manfredi Alessio Urbini la realizzazione di un documentario sulla deportazione dei cittadini di Montelupo fiorentino nei campi di sterminio nazista, Come ladri nella notte (2004) e scritto il testo collegato Lavorare a scuola sulla memoria storica, in M.Carrai, Un paese sotto assedio, Comune di Montelupo fiorentino 2004. Ha curato un testo e un ipertesto sulla realizzazione di un orto biologico e un giardino delle piante officinali nella scuola secondaria di primo grado a Montelupo fiorentino (2010). Ha scritto varie narrazioni a carattere storico, per un manuale per la scuola secondaria di secondo grado, di prossima pubblicazione presso l’editore Palumbo.

Franco Toscani

Franco Toscani, nato nel 1955, vive e lavora a Piacenza come docente di filosofia, è redattore della rivista “Filosofia e teologia” e nel Consiglio di Redazione della rivista “Testimonianze”, è membro del Comitato Scientifico della sezione Emilia-Romagna dell’Istituto italiano di bioetica. Numerose le sue pubblicazioni su giornali e riviste come “aut aut”, “Nuova corrente”, “Filosofia e teologia”, “Testimonianze”, “Alfabeta”, etc. . Ha pubblicato testi filosofici presso numerose case editrici, fra cui Bompiani, Jaca Book, Cleup. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo il libretto di poesie La benedizione del semplice, “Prefazione” di C. Sini, Blu di Prussia 2003, Piacenza; con S. Piazza, Fede e pensiero critico. Testimonianze per una civiltà planetaria, Cleup, Padova 2010; Luoghi del pensiero. Heidegger a Todtnauberg, Odissea, Milano 2011; L’azzurro della scuola degli occhi. Terra e cielo di Hoelderlin e di Heidegger, CFR, Piateda (So), 2012